ANTONIO MICLAVEZ
Odontoiatria tossica,
Odontoiatria Naturale
Capitolo 9
FOCI DENTALI E INTOSSICAZIONI FOCALI
- Glaser - Türk:” Il focus é una modificazione patologica locale del connettivo con formazione di materiale che non può venir eliminato, e che si trova in continua reazione sia locale che a livello sistemico. E’ una rottura della barriera immunitaria locale”.
Storia: interessante ripercorrere brevemente la storia della teoria dei focolai e come sia stato concettualizzato, nel corso degli anni, il processo e l'effetto a distanza di origine focale. Si potrà così notare come questa concettualizzazione abbia risentito, di volta in volta, delle teorie mediche dominanti.
- 1. Pässler e Rosenow (1909) credevano in un processo di tipo puramente batterico, cioè l’infezione focale agiva tramite diffusione batterica a distanza.
- 2. Slank ampliava questo concetto parlando di tossicosi focale e supponendo che fossero in gioco tossine batteriche e non batteriche.
- 3. Berger (1937) ed altri introdussero il concetto di allergia focale, nel senso che tossine batteriche (cioè i corpi batterici eterologhi) e gli endoallergeni derivanti da intensificata degradazione tissutale nei focolai infiammatori cronici, inducessero reazioni allergico-iperergiche.
- 4. Ricker e Speransky hanno ipotizzato un processo patologico neurale coniando la definizione di campo di perturbazione neurale.
- 5. Selye ha attribuito notevole importanza ai fattori ormonali legati al sistema adenoipofisi-corteccia surrenale, che controllano l'adattamento e la risposta difensiva dell'organismo agli stress.
- 6. Nell'ambito dell'EAV, Voll ha messo in primo piano i rapporti energetici tra focolai ed organi.
Recentemente Perger ha affermato che, nonostante i grandi progressi della medicina, teorie erronee continuano a rimanere caparbiamente in vita anche con tutte le prove in contrario. Una di queste è la teoria focale.
Essa rimane ancorata al concetto che deve esserci un rapporto causale tra i batteri presenti nel focolaio e la malattia secondaria, attraverso la diffusione di germi, tossine od allergeni.
Se non si trovano tali fattori, le infiammazioni croniche latenti non avrebbero alcun significato eziopatogenetico.
Ad es., Müller-Ruchholtz e Matzen nel 1987, non avendo trovato alterazioni immunologiche specifiche nel caso di foci dentari, concludevano affermando che essi non hanno importanza dal punto di vista clinico.
Sul fatto che la diffusione tossica, allergenica e batterica sia molto rara nei foci dentari tutti gli autori sono d’accordo.
Ad es. Perger, già nel 1978 trovò che, su 7.148 pazienti con foci, soltanto 121 (1,69%), presentavano diffusione batterica e soltanto 116 (1,62%) allergie batteriche. Inoltre altri 539 pazienti (7,77%) presentavano un aumento del titolo antistrepto o antistafilolisinico. Quindi soltanto l’11% circa presentavano alterazioni di ordine immunologico. Nell’86% non vi erano alterazioni immunologiche nè infettive. Eppure l’82% dei pazienti raggiunse una guarigione a lungo termine solo dopo l’eliminazione dei foci. Siamo quindi costretti ad ammettere che vi sono dei collegamenti tra agenti patogeni dei focolai e malattie generali, ma che i meccanismi di azione con cui questi agiscono sono completamente diversi da quelli studiati.
In medicina per Focolaio si intende un’area tissutale cronicamente alterata, la quale induce e sostiene malattie generalizzate, o affezioni localizzate, lontane dal focolaio. Quest’area contiene materiale organico od inorganico non degradabile. Tutti i focolai si trovano nel tessuto connettivo dove si svolge la regolazione vegetativa fondamentale. I focolai sono tra le cause che maggiormente danneggiano questa regolazione e possono esplicare la loro azione patologica attraverso tutte le vie di comunicazione del sistema vegetativo. In un primo tempo, specialmente nei giovani, l’organismo riesce a compensare queste perturbazioni, che però impegnano una parte delle sue funzioni difensive, rendendo l’organismo più suscettibile a contrarre malattie di diverso tipo e gravità. Il focolaio, come stato cronico infiammatorio o degenerativo, non è clinicamente manifesto e, spesso, non è neppure visibile radiologicamente. Per Campo di Disturbo si intende invece un processo infiammatorio localizzato, ma di maggiori dimensioni rispetto al focus. In questo caso il deflusso del materiale infiammatorio è ostacolato come, ad es., in una ostruzione calcolotica del dotto cistico, in un’appendicite occlusa da un fecaloma o in una diverticolite ostruita dall’edema della mucosa.
Il campo di disturbo può dare anche lievi disturbi locali.
La teoria dei foci ha avuto, nel nostro secolo, vari periodi in cui è oscillata dall'attribuzione di una assoluta priorità nelle malattie croniche, alla negazione totale di essa.
Da scuola sappiamo che ad esempio le tonsille, se infette troppo a lungo, possono far ammalare il bambino di una malattia in siti distanti dall’infiammazione: i reni, l’endocardio e le articolazioni. La spiegazione che ci venne data fu che si crea una cross-reazione per cui gli anticorpi anti-streptococco tonsillae non riconoscono come self le membrane simili degli organi appena elencati, creando un’autoaggressione. terapia: antibiotici o operazione.
Bene, nella teoria focale il disturbo é prima di tutto ELETTRICO. Le cellule, che normalmente sono polarizzate a circa 100 mv, in seguito a traumi chimici, fisici, infettivi, meccanici, vengono danneggiate e rimangono in uno stato di semiriposo ipopolarizzato, diciamo 10 mv. Si creano meccanismi che non sono ancora riuscito a chiarire per cui organi a distanza ne soffrono. A volte tali organi sono sui meridiani di acupuntura, a volte la connessione é puramente casuale, o “cibernetica”, che é un modo per dire che non si sa.
Il Focus é un’alterazione locale patologica nel tessuto connettivo lasso, per cui le reazioni di difesa locali e generali dell'organismo sono continuamente attivate. Soltanto dopo il crollo di queste barriere di difese locali, causato da agenti patogeni endogeni ed esogeni, viene attivato l'effetto a distanza del focus sull'organismo e di conseguenza la vera e propria patologia da focus.
Si tratta in secondo acchitto di una diffusione graduale per via ematica di batteri, delle loro tossine, di allergeni derivanti dal loro metabolismo, di prodotti del catbolismo protolitici; si ha contemporaneamente disturbi nel sistema vegetativo.
Il campo di infiammazione delimitata in una zona più ampia; il disturbo deflusso dei secreti infiammatori è bloccato; ad es. dotto cistico bloccato da calcoli, appendice bloccata da coprolito, diverticolite ostruita per edema della mucosa.
Valori di misurazione di focus con l’EAV: 82 - 88 con Caduta di Indice
Valori di misurazione campo di disturbo attivo: 90 e più con C.I.
In questo caso C.I. ad un piede o un mano; valore massimo di C.I. nell'organo colpito.
- Perché non è possibile spiegare gli effetti a distanza di infiammazioni croniche latenti con i soli meccanismi immunologici:
- 1. Le manifestazioni immunologiche sono presenti solo nell’11% dei casi con foci.
- 2. Le cause primarie degli effetti focali sono l’acidosi e la depolarizzazione protratta locali, che poi si diffondono in altre parti dell’organismo.
- 3. Si instaurano così disturbi funzionali della normale reazione umorale vegetativa a tre tempi.
Dapprima si ha una perdita delle capacità difensive (stimoli sempre minori richiedono reazioni globali con grossa spesa di energia).
Alla fine, con stimoli duraturi, si giunge alla totale assenza di reazioni per stimoli minori, mentre, per stimoli molto grandi la reazione è esagerata.
Inoltre, le alterazioni dei rapporti tra gli elettroliti conducono all’inibizione dell’ATP-asi con deficit nella produzione di energia; l’acidosi e la depolarizzazione provocano invece l’apertura delle anastomosi arterovenose periferiche con conseguente riduzione dell’apporto di ossigeno nella zona colpita.
- 4. L’effetto terapeutico degli anestetici locali (fenomeno di Hünecke) dimostra che le alterazioni tissutali sono più importanti dei germi presenti nell’infiammazione cronica.
- 5. Bisogna anche considerare l’importanza del fattore tempo riguardo al dispendio di energia e di sostanze necessarie per la delimitazione dei foci.
- 6. L’effetto dei foci si vede anche dalle differenze tra i due lati dell’organismo, con preponderanza dei sintomi sul lato colpito.
Per concludere, l’effetto obbligato dei foci risiede nella modificazione delle funzioni biofisiche dell’organismo, che si ripercuote dapprima sul sistema di base e, in un secondo tempo, sugli altri sistemi di regolazione del processo di difesa (immunitario, nervoso, ormonale e vascolare).
Come si fa a sapere che é vero? Semplice:
- si raffredda, oppure
- si anestetizza la zona sospetta e si chiede se il male a distanza é passato. Se é passato (miracolo!) sappiamo che ad esempio il molare sup. sin. del signor Furio gli stava creando la periartrite umero-scapolare, o che la signora Giovanna ha un Canino sup. dx. devitale che le sta indebolendo il meridiano del fegato, e creando dolori al menisco interno del ginocchio, attraverso cui passa appunto il meridiano del fegato. Se con il freddo il dolore passa o si modifica per qualche minuto, e con l’anestesia per qualche ora, sappiamo che quel dente é coinvolto. Dovremo valutare se estrarlo per il bene del ginocchio, o fare altro. Con la Cromopuntura secondo Mandel abbiamo avuto ottimi risultati nella terapia dei foci; a volte però é necessario estrarre i denti interessati. E’ troppo complicato in questo trattato descrivere l’infinità di casi diversi in cui dobbiamo a volte estrarre, a volte no; é materia di insegnamento dei nostri corsi.
Chiacchierata sui foci:
* Focolai: Microinfiammazioni del sistema connettivo con perturbazione di
organi distanti dal fuoco
* focolai silenziosi, ma ci sono anche focolai reattivi
* un focolaio reattivo NON causa sintomi diretti nell’area coinvolta nel pro
cesso
* un focolaio reattivo normalmente NON risponde alla valutazione clinica
* un focolaio non è essenzialmente batterico (Staph. o Strep. o altro)
* un focolaio dentale può addirittura non essere rilevato dai raggi X nel caso
di osteiti essendo un osso osteitico denso come un osso sano.
Un Focus.................... é un bel problema, ed é difficile da diagnosticare.
Ci sono interi istituti nei paesi d’oltr’alpe dove specialisti di vari settori, quando non sanno più che pesci pigliare, ti mandano a fare la “ricerca focale”. Fra le due guerre, ci fu probabilmente un eccesso di zelo in queste terapie “focali”, per cui i colleghi pensavano di poter curare tutto eliminando i foci, e nacque uno scetticismo nei confronti di questa diagnosi e terapia, che a volte dà risultati rapidi e definitivi. Con l’avvento della medicina legale, starei molto cauto a togliere denti promettendo guarigioni che poi non avverranno; ciò nonostante, decisioni coraggiose in casi difficili vanno prese; sono i classici momenti dove il camice inizia a bagnarsi di sudore, e si é combattuti dalla eccitazione di vedere il paziente guarito in pochi minuti, e dal terrore di aver il problema di prima e un dente in meno. Il test dell’anestetico sopra descritto dovrebbe eperò aiutare a fugare alcuni dubbi.
Dimenticavo: questa scienza si chiama “Neuralterapia”, fondata dai Huneke oltre 100 anni fa.. A quei tempi funzionava, perché non c’era la mania dello “scientifico”.
Oggi si direbbe che non é scientifico e quindi impossibile che funzioni, e quindi si vorrebbe vietarla se fosse possibile, in quanto se é vero che togliendo un molare superiore può passare una periartrite cronica, allora se ho 100 pazienti con periartrite, e a tutti tolgo il molare superiore, a tutti o quasi dovrebbe passare la periartrite. Lascio a voi commentare l’assurdità di tale ragionamento, che per sillogismo prevederebbe il molare in causa come unica causa della periartrite!
Anestetico da usare: uno qualunque, possibilmente senza adrenalina. Per i casi difficil, usiamo “Lin EKF” in fiale, della CSM, che é anche un ottimo drenante. Per un dentista, la cosa più semplice é usare le fiale che usa sempre per le anestesie, con quel bell’ago sottile che non fa male.
Test strumentali per la localizzazione del focus: I metodi principali sono:
1. Metodo di Croon, che usa correnti alternate di 9000Hz. Si applica tale corrente, e si vede dove fa male. Non è però possibile eseguire un test dei farmaci
2. Test EHT (ElektroHautTest) o Test Elettrodermico. Con un manipolo tipo “tesla”, si lanciano scarichette elettriche sulle zona mascellare, stando attenti alle zone di maggior reazione.
3. Test all’infrarosso. Anche con questi ultimi due non è possibile il test dei farmaci. Se non sbaglio, si scalda, e si vede dove c’é fastidio e si arrossa prima la cute
4. Test con l’EAV: è più lungo da imparare, ma molto più preciso e si può effettuare un test dei farmaci per eseguire una terapia opportuna.
Elettroagopuntura secondo Voll (EAV): Con tale metodica si misura la resistenza elettrica dei vari punti di agopuntura, potendo così dedurre dai valori misurati e riportati su un quadrante lo stato funzionale degli organi collegati. I valori uguali a 50 Unità di Scala (U.S.) ci dicono che l’organo è in equilibrio energetico.
Valori tra 50 e 100 mostrano uno stato infiammatorio, tra 0 e 50 uno stato degenerativo. Un focolaio presenta valori tra 82 ed 88 U.S. con caduta dell’indice (cioè, pur premendo con la stessa intensità il puntale sul punto, la lancetta del quadrante di misurazione scende fino ad un valore minimo).
Diagnosi progressiva dei foci cefalici con l’EAV secondo Kramer: Innanzitutto si debbono eseguire le seguenti ricerche clinico-odontoiatriche:
1. Ispezione della bocca: fare attenzione alla presenza di metalli diversi, al carico anomalo di singoli o più denti, alle tasche gengivali, ai denti scolorati, con corone, con gengive rosso scuro o porpora. Con l’ispezione si può avere solo il sospetto ma non la sicurezza di un focus.
2. Radiografie: rivelano solo alterazioni morfologiche macroscopiche e non il processo immunologico in atto. Già i lavori di Voll e Kramer negli anni ‘70 hanno stabilito che, con l’Rx, si riesce a scoprire solo il 20/30% dei focolai attivi diagnosticabili con l’EAV.
3. Test di vitalità: dovrebbe essere eseguito con correnti faradiche e con uno spray freddo. L’assenza di reazione non significa necessariamente che un dente abbia la polpa necrotica. Quando reagisce a stimoli elettrici non significa che sia vitale. Può essere infatti presente una cancrena umida.
Anche la ricerca del più attivo dei focolai è piuttosto relativo, in quanto si hanno rilievi di stati momentanei. Il focus, oggi potenziale potrebbe essere domani molto attivo, e viceversa. La guarigione dei focolai consiste solo nell’eliminazione completa di tutti i processi che possono essere focalizzati.
4. Storia clinica: è poco affidabile, poichè i foci sono processi cronici e la sintomatologia non è locale ma a distanza. Spesso il paziente eseguirà vari accertamenti consigliati dallo specialista dell’organo bersaglio che risulteranno, in genere, nella norma.
5. Status paradontale
6. Misurazione delle correnti endorali: differenza di potenziale, intensità di corrente ed energia.
7. Controllo dell’ATM: si fa eseguire al paziente movimenti successivi di apertura e di chiusura della bocca, per verificare se il movimento avviene in modo equilibrato e non disturbato.
8. Analisi mialgica: dei muscoli masseteri e temporali, notando dolori e tensioni. Si differenziano, in questo modo, disturbi dell’occlusione dagli effetti focali.
9. Palpazione delle ghiandole linfatiche sub-mandibolari che, se palpabili e dolenti alla pressione, fanno sorgere il sospetto focale.
10. Diagnosi dei focolai con l’EAV.
Test di stimolazione con correnti elettriche: Per chiarire se un dente, vitale ai test comuni, od un alveolo edentulo, sono sede di focus, vengono stimolati da un segnale elettrico di 10Hz di frequenza e circa 20 volt di tensione. Tramite questa corrente di stimolazione viene influenzato il punto corrispondente della mascella (punto di agopuntura) a seconda della resistenza al passaggio di corrente. La variazione dei valori dopo lo stimolo dà indicazioni sui foci nella zona stimolata.
In questa maniera si può stabilire se esiste un focus, dove esso è situato, la gravità e su quali organi esercita il suo effetto patogeno.
Si possono seguire vari procedimenti:
A. Test di stimolazione elettrica e suo riequilibrio con correnti pulsate sui punti della mascella.
B. Test con correnti di stimolazione e riequilibrio sui punti della mascella con organoterapici e/o nosodi dentari.
C. Test con correnti di stimolazione e riequilibrio con organoterapici e/o nosodi sul punto 2Li (punto del meridiano della linfa, pollice mano)
- Test A: .E’ indicato quando non si hanno farmaci a disposizione e si debbono esaminare solo piccole porzioni di mascella.
Si voglia, ad es., controllare se il dente 3° superiore è focalizzato.
Il suo punto di misura è il VG 25, al centro della mascella superiore.
- Si abbassa, con brevi impulsi elettrici, fino a 50 U.S. il punto VG25.
- Si stimola con una corrente ad intensità di formicolio la gengiva del 3° al terzo coronale.
- Si rimisura il VG25. Se il valore è di nuovo salito sopra di 80 o c’è caduta dell'indice, il dente è focalizzato. Per stabilire il tipo di focolaio, è necessario il test con organoterapici o nosodi.
- Test B: con correnti di stimolazione e riequilibrio con Organoterapici o Nosodi sui punti della mascella.
Bisogna anche tenere presente che, non solo esiste un effetto di disturbo del dente focalizzato verso determinati organi, ma anche un effetto dell’organo malato nei riguardi di determinati denti o parti di mascella. Questi effetti spesso si manifestano sotto forma di:
- gengiviti localizzate
- colletto dentario molto scoperto
- ipermobilità di alcuni denti
- carie localizzate in certi denti
Si possono perciò ipotizzare determinate malattie d’organo semplicemente osservando con attenzione le alterazioni dei denti e delle gengive. I rapporti energetici evidenziati dalla tabella sono della massima importanza per stabilire la terapia migliore per i foci ed i campi di disturbo.
- Cosa può diventare un focolaio? Chiaramente i denti devitali. E’ peggio un’osteite (malamente visibile alla lastra radiografica perché l’osso osteitico é radioopaco come il sano, avendo meno calcio e fosforo ma più ferro), indice di scarsa reazione dell’organismo, di scarsa barriera permeabile agli umori del corpo, che un granuloma (sintomo di buona reazione, di un tentativo di delimitazione del danno), o di un’iperreazione con un a ciste. Altri possibili foci sono, iniziando dai tipi più frequenti fino ai meno frequenti.
- Foci Odontogeni (dentali, paradontali , “cavitations” degli anglosassoni, ovvero “leere Anveolen” dei tedeschi: un’estrazione fatta non ad arte, lasciando del paradonzio o residui di risentimenti paradontali o apicali in sito - Foci Tonsillari
- Foci dei Seni paranasali
- Foci Otogeni
- Foci da Cicatrici
- Foci da Diverticoli:
a) dell’intestino tenue e del duodeno (incluso il diverticolo di Meckel)
b) dell’intestino crasso
c) dello stomaco ed esofago
d) dei bronchi
- Campi di disturbo ileo-cecale e appendicolari
- Campi di disturbo biliari
- Campi di disturbo genito-urinari (annessiti, prostatiti)
- Cicatrici, un po su tutto il corpo
- Ferite
- Fratture
Parte II
- Come si crea un focolaio? 1° fase: ogni trauma, infezione, danno tissutale, inizialmente tenta di guarire. Se guarisce perfettamente, bene, non c’é focus. Ma se guarisce male, può diventare un focus.
E’ per questo che i farmaci sintomatici, che bloccano le reazioni, sono così dannosi; sarebbe meglio una bella reazione locale, del pus “bonum et laudabile”, con colliquazione ed eliminazione di tutto il tessuto patologico. Grazie agli antibiotici, localmente il sintomo passa, ma il corpo estraneo non eliminato è mal sopportato dall’organismo e inizia a creare un danno a distanza, in diretta correlazione con esso. Il tessuto malato ora sichiama focus, e il danno a distanza “malattia focale”. Forse non é scientifico, ma é così.
Inoltre anche senza prendere antibiotici o antinfiammatori, i nostri organismi reagiscono sempre meno. Intossicati dall’ambiente e dalle autotossine intestinali, non abbiamo più la forza immunologica necessaria ad eliminare ciò che é malato..
Il sentiero seguito dal Focolaio o Focus all’organo o tessuto bersaglio potrà seguire il percorso dei meridiani, oppure altri percorsi che non conosciamo, per cui parliamo o di miracolo, o di nesso cibernetico, o diciamo che é placebo, o che non é vero.
Frequenza dei focolai nelle diverse età: Le difese dell’organismo sono in genere più forti nei giovani e decrescono con l’età. Quindi i giovani possono avere dei focolai i cui effetti a distanza non si manifestano fino a quando, col passare degli anni, le difese non diminuiscono.
A causa di questo spostamento nel tempo, la diagnosi del rapporto tra focolaio ed effetto a distanza può essere difficoltosa.
In età neonatale i foci si manifestano soprattutto in ambito otogeno con: mastoiditi occulte, flogosi croniche dell’orecchio interno, flogosi purulente del timpano, osteomieliti delle ossa spongiose. Gli effetti clinici possono essere: disturbi dello sviluppo, mancato aumento di peso, tendenza diarroica o diminuita resistenza alle malattie infettive.
In età infantile (da uno a tre anni), le sinusiti sono tra i focolai del capo più frequenti, spesso associate a bronchiti. Le sinusiti ed i polipi si trovano più spesso nel seno mascellare a causa del suo cattivo deflusso nelle coane. Spesso sono interessati anche i seni etmoidali e sfenoidali che possono causare disturbi endocrini.
In età scolastica i più frequenti sono i foci tonsillogeni, spesso da streptococchi, che possono causare una glomerulonefrite, infezioni urinarie recidivanti e disturbi cardiaci non chiari. Inoltre anche disturbi dell’apparato motore, specie del tarso e della base dell’alluce. Questi soggetti vanno spesso dall’ortopedico mentre le cause sono di competenza dell’ORL. In questi casi, oltre ad una tonsillectomia, si dovrebbe eseguire una terapia di accompagnamento omeopatica.
Logicamente tutti i denti pulpitici e devitalizzati dovrebbero quindi essere rimossi chirurgicamente per evitare la formazione di un eventuale focolaio (questo approccio è praticato su vasta scala negli Stati Uniti). Tuttavia il trattamento conservativo della radice è piuttosto comune in Europa, anche se negli ultimi 10 anni l’estrazone dei denti pulpitici e devitalizzati viene praticata più frequentemente.
Con i trattamenti odontoiatrici attuali il dente viene spesso devitalizzato o vengono eseguiti dei trattamenti canalari.
Ma, come si può osservare in fig. 2 è impossibile ripulire completamente i canali ed i canalicoli laterali dove, anche con la migliore tecnica, lo specillo non può arrivare.
Visto in prospettiva, il risultato di questo trattamento conservativo è sempre un focolaio. Con denti ad una radice si può effettuare con successo un’apicectomia, possibilmente senza l’uso di amalgame. Sarebbe ancora meglio se le carie venissero pervenute con una nutrizione corretta e l’igiene dentale, e in caso di una loro precoce evidenziazione trattate con un materiale biologico. Questo è l’orientamento dell’odontoiatria moderna.
- Questi canali vengono poi riempiti con amalgame o con altre sostanze potenzialmente tossiche (anche per la devitalizzazione si usano tali sostanze), che verrano in parte assorbite, depositandosi negli organi bersaglio e procurando una sintomatologia a distanza senza disturbi locali. Il paziente si rivolgerà così ai vari specialisti degli organi bersaglio invece di ritornare dall'odontoiatra.
In accordo con la definizione di focus data sopra, in questo caso il materiale non riassorbibile nel connettivo è dato dal dente stesso più il materiale di otturazione, poichè non c’è più il rifornimento di sangue e linfa attraverso la polpa, ed il tessuto periodontale non può sopperire a lungo a questa distrofia (cioè cattiva nutrizione e drenaggio). Questo dente diverrà così materiale estraneo non riassorbibile e quindi un focolaio. Perciò, il prerequisito per eseguire un trattamento di devitalizzazione o radicolare, è che le capacità di difesa dell’organismo siano buone. Con l’aumentare dell’età, il numero dei focolai odontogeni aumenta, in gran parte, a causa di metodi di interventi odontoiatrici non biologici come le devitalizzazioni, i trattamenti radicolari, le apicectomie o gli impianti endossei oggi assai diffusi. Bisogna inoltre sottolineare che la sola estrazione del dente malato non garantisce dall’instaurarsi di una eventuale osteite residua, poichè non viene eliminato l’osso mascellare periodontale malato. Tale sicurezza si ha solo con l’estrazione chirurgica del dente stesso.
Riassumendo, nei giovani adulti il problema focale più importante è dato da una dentitio difficilis degli ottavi nell’età matura da pulpiti croniche ed osteiti periapicali di denti devitalizzati e nell’anziano da osteiti residue.
Un altro motivo della frequenza dei foci cefalici è dato dalla continua irritazione meccanica dovuta al processo masticatorio (l’uomo può esercitare una pressione masticatoria fino a 80kg) con conseguente immissione di tossine in circolo da parte del focolaio dentario o mascellare.
Una pulpite cronica può derivare da:
1. Carie avanzata o carie secondaria
2. Noxae chimiche (otturazioni con materiale plastico o silicati ese guite senza proteggere sufficientemente la polpa)
3. Sostanze caustiche applicate prima dell’otturazione
4. Surriscaldamento durante una maldestra pulizia dei denti
5. Traumi
6. Granuloma interno
7. Tasche ossee profonde
8. Malattie generali (difterite, sepsi, ecc.) per via ematica.
Non si dispone inoltre di una diagnostica sicura per accertare infiammazioni circoscritte della polpa dentaria.
Per riassumere (vedi elenco n°1), ogni dente con polpa necrotica o con otturazione radicolare può nascondere un focus indifferentemente dal fatto che radiologicamente vi siano alterazioni ossee o che l’otturazione sia integra radiologicamente.
Foci dentali potenziali:
1. Denti devitalizzati (anche se non hanno avuto un trattamento radicolare)
2. Situazioni post ex
a) spazi morti per incompleto riempimento radicolare
b) osteite periapicale (granuloma)
c) osteite periapicale diffusa
d) cisti radicolari
e) flogosi del seno mascellare
f) flogosi croniche dei linfonodi submandibolari
3. L’edentulo può avere:
a) denti inclusi (con o senza cisti follicolari)
b) residui dentari e cicatrici (campi di disturbo)
c) osteite residua
d) residui radicolari
e) sclerosi ossea
f) corpi estranei (pezzi di metallo, cemento, guttaperca)
4. Gengivite, periodontite, paradontosi, tasche dentarie, osteiti, dentitio diffi
cilis
5. Corrosione di metalli dentari sensibilizzazione per formazione di com
plessi proteine-metallo)
6. Bimetallosmo (formazione di correnti endorali)
7. Denti vitali, ma malati
A proposito del punto 7 è stato dimostrato da parte di Lodenkämper che, dopo sterilizzazione, ponendo il dente apparentemente sano in soluzione nutritiva, uscivano batteri (enterococchi) attraverso i canali della dentina, probabilmente arrivativi durante poussèes di batteriemia. Quindi denti vitali, intatti e non trattati, specie se dislocati, possono essere sede di focus.
Anche le cisti mascellari (cavità con rivestimento epiteliale piene di liquido in genere sterile) possono divenire un focolaio, perchè in esse si ha una continua lisi proteica.
Denti ritenuti o denti distopici, secondo esami istologici eseguiti da Rost (1964) e da Posselt e Lorber (1974), possono nascondere dei focolai.
Gli Odontoni, che sono conglomerati di più denti o di formazioni odontoidi, possono divenire dei focolai.
Anche le ipercementosi, cioè le stratificazioni di cemento intorno alle radici dentarie, che si riscontrano spesso in denti con polpa necrotica (ma anche in denti apparentemente sani), possono nascondere un focolaio.
Per quanto riguarda le sclerosi che si producono in mascelle con denti sani è improbabile che divengano focalizzate. Invece la sclerosi attorno a denti con polpa necrotica sono infette e possono costituire dei foci.
Inoltre infiammazioni croniche delle parti molli (come tasche gengivali ed ossee) possono costituire dei focolai.
Si ricorda infine che la presenza di metalli diversi nel cavo orale (come oro ed amalgama), a causa della differenza di potenziale tra i diversi metalli, genera una corrente elettrica, cosicchè dall’amalgama si distaccano ioni di mercurio. Questi si legano alle proteine, in particolare ai gruppi sulfidrilici dei gruppi SH intradentali (liquido della dentina, del tessuto apicale, sangue) ed extradentali (saliva), con formazione di solfuro di mercurio (HgS).
Diagnosi di focolaio: 1. Ricerche di laboratorio:
A. Test dei Leucociti secondo Pischinger/Bergsmann
Questo test permette di individuare le alterazioni nella capacità di regolazione dell’organismo. Quindi ci indica se vi sono rischi nell’affrontare un trattamento defocalizzante.
Il paziente, la sera prima dell’esame, non deve introdurre alcuna proteina animale (carne, uova e formaggio) e deve venire la mattina a digiuno.
L’esecuzione dell’esame si divide in tre parti:
1. Si prelevano 2.0 ml di sangue da ciascun braccio, una goccia viene posta su vetrino e determina il numero dei leucociti separatamente per ciascun lato.
2. Si introducono 0,5 ml di Elpimed (farmaco disturbante), si mescola con sangue del paziente e si reinietta l’intero contenuto.
3. Dopo un’ora si preleva di nuovo il sangue e si contano i leucociti (R1)*
*valore di reazione alla prima ora.
4. Dopo altre due ore si preleva ancora del sangue, determinando il valore R3 (reazione alla terza ora).
5. I dati così ottenuti si riportano su di un grafico dove, sulle ascisse, si pone il tempo in ore e, sulle ordinate, il numero dei leucociti.
Interpretazione: Il periodo successivo all’iniezione di Elpimed è denominato fase di reazione, di cui la prima ora è detta di shock, la seconda e terza è la fase di controshock.
Sono stati individuati sei tipi diversi di reazioni al carico di Elpimed.
1. Reazione Normale: il numero di leucociti aumenta di 1.000-1.500 unità nella prima ora e torna al valore iniziale (circa 6.000), nelle due ore successive.
2. Indebolimento delle difese: i leucociti diminuiscono durante la prima ora e ritornano al valore iniziale dopo tre ore.
I pazienti si sentono molto astenici. Possibili i disturbi della cicatrizzazione.
3. Reazione di tipo allergico-iperergico: i valori iniziali sono già elevati (circa 8000), aumentano con R1 e, a volte, con R3.
Ricercare il fattore allergico e trattare l’allergia.
4. Fase di schock ritardata: i leucociti aumentano solo in fase R3.
In questi pazienti spesso c’è un processo focale grave da molti anni. Pericolo di complicazioni.
5. Fase di controshock ritardata: i leucociti aumentano in R1, ma non tornano al valore iniziale in R3.
C’è un probabile processo focale senza particolari problemi per la guarigione.
6. Reazione rigida: i leucociti rimangono inalterati sia in R1 che in R3. In genere sono presenti processi focali multipli. Spesso è necessaria una terapia neurale.
E’ possibile anche una reazione diversa nei due lati del corpo come, ad es., fase iperergica a dx e fase di controshock ritardata a sin.
La reazione rigida è spesso la conseguenza di una terapia sintomatica che blocca il mesenchima come: cortisonici, antibiotici e tranquillanti.
Per risolvere la rigidità è necessario studiare l’equilibrio elettrolitico, soprattutto del potassio, calcio e magnesio. Un triplice controllo elettrolitico, nell'ambito di sei ore, dopo carico con Elpimed fornisce dati importanti.
Nei casi di rigidità controllare anche eventuali campi di disturbo da cicatrici (trattare con Neuralterapia).
Nelle rigidità, usare gli Spenglersan per influenzare le allergosi ereditarie. Iniziare in genere con Spenglersan K. (testare con l’EAV).
Sono di aiuto anche l’Ozonoterapia e l’Autoemoterapia.
In tutti e tre i gruppi si deve consigliare un cambiamento alimentare con dieta latto-vegetariana o dissociata secondo Hay.
I focolai odontogeni nelle diverse età: Nei bambini con denti da latte i foci odontogeni sono molto rari.
Nei giovani dopo i 15 anni si possono avere foci dei denti del giudizio con diversi effetti a distanza.
I superiori provocano: crisi spastiche, disturbi psicopatici, depressione, scarso rendimen
Diagnostica
Orotox

decidere se un dente deve essere
estratto oppure no.
Orotox si basa su una reazione
delle tossine batteriche presenti
nel solco gengivale con reagenti
chimici che danno una reazione
giall
Radiografia

Zirconio
Estrazione e sostituzione con: o ponti in zirconio a o intarsi-ponte in zirconio



Impianti in zirconio
Piuttosto che un dente devitale è meglio un impianto in Zirconio; il Titanio crea correnti elettriche, squilibri elettrolitici e può causare crossreazioni che conducono a malattie autoimmunitarie. Ac massa aliquet.
Intarsio-ponte in zirconio
Tolto il dente focale, cosa fare? Il migliore prodotto è certamente la Zirconia; dalle incredibili caratteristiche meccaniche, permette di sostituire otturazioni già esistenti con intarsi collegati agli elementi dentali da sostituire; non occorre più limare i denti per fare delle capsule !! altro.....
Odontoiatria Metalfree !
Otturazioni in resina composita, intarsi in Zirconio, ponti-intarsio in Zirconio, protesi scheletrate in resina Acetalica.... oggi, non è più necessario usare metalli in Odontoiatria; tutto è sostituibile con manufatti non-metallici con migliori caratteristiche meccaniche altro ..