StudioMiclavez

L'OdontoMedico


ANTONIO MICLAVEZ





Odontoiatria tossica,
Odontoiatria Naturale



Capitolo 5

GNATOLOGIA






«Divertiti, celebra, sii attivo e sii sempre uno che dà.
Dare così totalmente che non si vuole tenere nulla per sé
è l’unica vera preghiera. Dare è pregare, dare è amare.
E coloro che sanno donare ricevono sempre di più».

Osho



Vediamo di rispondere ad alcune domande.
- Placche centripete, centrifughe, MPI, assiografo: perché non li usiamo più?
- Ortodonzia e gnatologia: come si relazionano l’una con l’altra?
- Chinesiologia o pedana stabilometrica?

Uno dei miei insegnanti è stato Rudolf Slavicek e sotto la sua guida sono diventato un appassionato promotore delle tecniche assiografiche. Con l’utilizzo dell’MPI, o
Mandibular Position Indicator, costruivo placche centrifughe, centripete, in compressione o distrazione, in modo differenziato sui due condili. Ho seguito i corsi di Jankelson, di Peter Thomas e di Lauritzen e di vari chinesiologi, ma oggi sono contento di aver trovato un metodo molto semplice, che vi propongo.
È talmente semplice, che mi vergogno un po’. Fa molto più chic una teoria supercomplicata, con studi cefalometrici e dati statistici. Però questa è la tecnica che ci ha portato più risultati ed è maledettamente semplice: essa consiste nel mettere in bocca un
Bionator o un Crozat, e cercare in questo modo di raddrizzare i denti al paziente.
Anche se sono settantenni, i nostri pazienti gnatologici o con problemi di postura (lombo-sciatalgie, cervicalgie, cefalee), vengono trattati come un bambino di 9 anni; gli mettiamo un apparecchio ortodontico.
Il problema del
byte classico, qualunque esso sia, è che quando lo tolgo il problema di solito persiste se non faccio un molaggio selettivo, o copro con onlay-capsule-ponti le superfici occlusali per “portare l’occlusione centrica in relazione centrica”, come si dice in gergo gnatologico.
Abbiamo rinunciato all’approccio chinesiologico perché non vogliamo portare il paziente in un equilibrio statico, bensì in uno squilibrio dinamico, per cui la reazione dell’organismo tenderà a raddrizzare i denti, e con essi tutta la postura. Come si dice in terapia cranio-sacrale, ma non solo, “andiamo con l’apparecchio nella direzione della lesione”.

E perché proprio un Bionator?
Perché è l’unico apparecchio che lasci lo spazio vitale per la lingua libero, inducendo una deglutizione tipica, facendo tenere le labbra chiuse, i denti separati, ed è libero di muoversi in bocca senza bloccare la respirazione craniale.

Perché un Crozat?
Se il paziente non desidera portare il
Bionator, è il compromesso più accettabile dell’insieme di scelte possibili. Non avendo resina, ma solo sottilissime saldature, porta via un minimo di spazio alla lingua, con le nostre modifiche (vedi Capitolo “Ortodonzia Naturale”) spinge con forze delicatissime in modo costante, influendo minimamente sul respiro craniale.

Perché non il morso chinesiologico?
Prendetelo in cinque, e ci saranno cinque morsi diversi. Inoltre, non cerco la posizione di maggior forza del deltoide o di altri muscoli. Al massimo posso accettare che un terapista cranio-sacrale mi misuri il ritmo craniale con l’apparecchio in bocca per vedere se è disturbato.
La cosa più logica è portare il morso lì dove la natura l’avrebbe voluto, ossia 1 mm di overjet, e 1 mm di overbyte. Ma poiché così è difficile da costruire e controllare, lo facciamo “testa-a-testa”, che non cambia molto. Nei movimenti ortodontici e ortopedici non badiamo ai decimi di millimetro: se si devono spostare centimetri – e a volte capita – il decimo di millimetro diventa ininfluente.

E la pedana stabilometrica?
È un ottimo presidio: noi usiamo la BKPA. Serve per verificare i progressi ottenuti e, in caso di dubbio, verificare che il morso, di solito in protrusione, non sia troppo traumatico. Non sempre difatti possiamo andare subito con il morso in un “testa-a-testa”: le tensioni muscolari sono troppo forti. E questo la pedana ce lo evidenzia, disegnando al computer un “gomitolo”, o superficie di lavoro larga. Anche strappi improvvisi di anteriorizzazione sono frequenti nel gomitolo di proiezione, quando abbiamo esagerato con il morso di costruzione.

E l’esame radiologico cefalometrico?
Non serve a niente. Il teschio è tridimensionale, la teleradiografia è bidimensionale. La semeiotica ben fatta è molto meglio e meno fuorviante.

E la stratigrafia dell’ATM? E la TAC?
Servono per motivi forensi soprattutto, e servono al chinesiologo per eventuali manipolazioni. Ma per il dentista, una volta che si è guardato il pacco di lastre, a parte gli errori e le proiezioni errate dello spazio fra il condilo e la cavità glenoidea, l’aiuto è nullo. Ci sono infatti condili che sembrano abrasi ma che funzionano benissimo, e condili che sembrano belli ma creano problemi. Inoltre, un esame è utile se mi serve a modificare il mio piano di trattamento, ma in questi non lo fa; e allora, a che serve se non a far perdere tempo?

Parallelamente alla cura ortodontica vanno eseguite tutte le terapie che utilizziamo per le cure ortodontiche (vedi capitolo a parte).
La chinesiologia, o meglio terapia cranio-sacrale, è un
sine qua non. Sapere che il paziente è in cura osteopatica è una garanzia per ogni eventuale peggioramento che possiamo avere sul percorso.
Bibliografia

Zanardi, M., Posturologia clinica osteopatica. Prontuario tecnico-pratico, Marrapese, Roma, 1997.



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